Il 29 Aprile le nuove Camere saranno convocate e lascerò l'incarico di parlamentare.
Questo messaggio è dunque un saluto e un ringraziamento agli elettori e a tutte le persone, in Italia e nel mondo, con cui ho lavorato durante questi anni. Per me sono stati anni molto intensi, in cui ho imparato molto, fuori e dentro le aule del Parlamento.
Il lettore troverà traccia di quest'attività nelle pagine del sito: dalla campagna per una riforma del sistema radiotelevisivo italiano, alla 'task force' attivata per un libro bianco sui CPT, al naufragio di Portopalo, al rapporto sul traffico degli esseri umani, alle missioni di osservazione elettorale, al lavoro per il riconoscimento dell'acqua come diritto fondamentale, e molto altro ancora.
Se c'è un filo rosso che lega queste iniziative, insieme ai disegni di legge presentati nelle tre legislature a cui ho partecipato, questo è la tutela dei diritti. Sono infatti sempre più convinta che è da qui, dai diritti e dalle libertà civili, che può rinascere la politica, intesa come impegno e progetto sociale, nel nostro paese ma anche oltre.
Non tutto quello che ho tentato di fare stando in Parlamento si è realizzato, anzi. Sono entrata in politica, nel 1996, in un momento di grande speranza. C'era anche, come disse Furio Colombo, "la percezione di un'emergenza": l'avvento e il rischio che si consolidasse quella vera e propria anomalia italiana costituita dall'arrivo al governo del padrone della TV commerciale, Silvio Berlusconi. Sono tornata in Parlamento nel 2006 sulla spinta di una campagna a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma del sistema radiotelevisivo. La mia candidatura con i Verdi nacque proprio dalla condivisione di quest'obiettivo. Ho dovuto prendere atto, però, che ancora una volta questo tema, insieme al conflitto d'interesse, è scivolato giù nell'agenda politica fino a scomparire dal calendario dell'Aula appena si è cominciato a parlare di riforme condivise.
Quella bella politica in cui io e tanti italiani hanno creduto è soprattutto una richiesta di partecipazione. Lo hanno testimoniato le straordinarie mobilitazioni della società civile di questi ultimi anni e anche l'altissima partecipazione alle elezioni primarie organizzate prima dall'Unione per l'elezione di Romano Prodi, poi dal Partito Democratico. Non credo però che a questi due grandi esperimenti di partecipazione democratica si è dato il seguito dovuto, perché il corollario necessario alle primarie per il leader sono primarie per il Parlamento.
Prendo atto che la caduta del governo ha fatto precipitare la situazione, ma ritengo che i partiti di centro-sinistra avrebbero potuto e dovuto lanciare un segnale di rottura, limitando i guasti di un sistema elettorale fatto per fare piacere ai leader di partito, che si dividono il privilegio di nominare i componenti del Parlamento, e disgustare gli elettori. Ho sostenuto con convinzione, dall'inizio, l'introduzione di elezioni primarie per la scelta dei candidati a tutte le cariche elettive dirette. Purtroppo, anche questa volta, tutte le proposte di procedure più partecipate e trasparenti per la composizione delle liste sono state fatte cadere, anche da parte della Sinistra Arcobaleno.
Ritenevo e ritengo che sarebbe stato un disastro andare a votare con il sistema elettorale vigente, e non solo per motivi di governabilità. Tanto che avevo fatto una promessa a me stessa: non mi sarei mai ricandidata con il cosiddetto "porcellum". Lo avevo dichiarto pubblicamente, e bisogna essere di parola. Ma nelle circostanze è stata una scelta facile, compiuta, e lo dico con rammarico, quasi con sollievo, dato il senso di estraneità crescente con cui guardo il panorama politico nazionale.
Mi ricordo di una lettera scritta da Nanni Moretti alla Repubblica prima delle elezioni del 2006 in cui faceva una constatazione che condvido. L'eco dei girotondi non si era ancora spento, ma la risposta della politica era stata balbettante. Moretti, però, metteva in guardia Prodi sui rischi di una scomposizione del vecchio Ulivo in "radicali" e "riformisti", facendo notare che se questa strada fosse stata imboccata si rischiava una polarizzazione del centrosinistra, con i due poli spinti ad essere, sempre di più, "caricature di se stessi". Moretti fu facile profeta, perché questo, a mio avviso, è quello che è successo dopo la nascita del PD, ed è per questo motivo che mi ritrovo tra i non pochi cittadini che non si sentono più realmente rappresentati oggi.
In attesa di una ricomposizione politica di cui non dispero, ma per la quale temo che dovrò aspettare un po', il mio impegno si sposterà dalla parte della società civile. Continuerò la battaglia per la libertà d'informazione e l'indipendenza del servizio pubblico, insieme a molti altri del mondo del gironalismo e della cultura. Quest'anno cade il 60 anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dovrà essere l'anno buono per la costituzione, come ci chiede l'ONU, di una Commissione nazionale per la protezione dei diritti umani. Il lavoro non mancherà.
Di seguito i link delle principali associazioni impegnate su questi temi:
articolo 21
Libera
Comitato diritti umani
Tavola per la pace