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democrazia : Lo stato dovrà ricompensare la famiglia del maresciallo Stefano Melone

Il 21 aprile, per la prima volta, la giustizia ha riconosciuto il danno biologico arrecato ad un militare italiano morto in seguito a missioni all'estero, il maresciallo Stefano Melone, reduce dal Kosovo. E' un precedente che dà coraggio ai tanti che chiedono giustizia. Il commento di Tana de Zulueta, membro della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, e di Paola Melone, moglie di Stefano.

22/04/05

La sen. Tana de Zulueta (Verdi), membro della Commissione d'inchiesta
sull'uranio impoverito, esprime grande soddisfazione per il provvedimento della Corte d'Appello che ieri, 21 aprile, ha rigettato la sospensiva, opposta dall'Avvocatura del Ministero della Difesa, all'ordine di pagamento dei danni alla famiglia del maresciallo Stefano Melone, morto nel 2001.
"E' un precedente storico", dichiara la sen. de Zulueta, "dovuto alla coraggiosa perseveranza di Paola Melone, la moglie di Stefano, e dei suoi due figli. Per la prima volta lo Stato italiano dovrà riconoscere il danno biologico arrecato ad un membro dell'Esercito".
Paola Melone sottolinea come, benché non si tratti di una sentenza (che dovrebbe giungere nel 2008), la decisione della Corte d'Appello sia un segnale importante. "Due giorni prima di morire, al suo capezzale, mio marito mi ha chiesto di portare avanti la battaglia per avere giustizia per lui e per gli altri malati. Questo è quello che voglio ottenere, giustizia. Mio marito adorava il suo lavoro ed aveva un grande senso dello stato." La cosa che ha fatto più male a Stefano, dice, oltre alle sofferenze fisiche, è stato il fatto di sentirsi tradito dall'Esercito di cui portava orgogliosamente la divisa.
Paola Melone sottolinea che anche la Corte dei Conti ha richiesto la documentazione sulla morte del marito per accertare se vi siano responsabilità a livello contabile di militari che, pur sapendo della gravità della malattia di Melone, non hanno agito tempestivamente per salvargli la vita.
Nel novembre del 2001, dopo due anni e mezzo di sofferenze, Stefano Melone, capovelivolo elicotterista del Primo Reggimento Antares di Viterbo, veterano di molte missioni all'estero, tra cui quelle in Somalia, in Libano ed in Albania, muore di una neoplasia maligna. Proprio durante la sua ultima missione, nel 1999 in Kosovo, Melone comincia ad accusare i terribili dolori che gli vengono diagnosticati all'ospedale militare del Celio, a Roma come dorsolombosciatalgia. Nei due anni e mezzo successivi Stefano Melone e la moglie Paola passano da una clinica privata all'altra a proprie spese, finché, all'Istituto nazionale dei Tumori di Milano, i medici che operano il maresciallo diagnosticano una neoplasia maligna causata dall'inalazione di sosatanze tossiche. Stefano muore durante il ricovero.
"Ora", conclude la sen. de Zulueta, "è importante ottenere giustizia per tutti i militari italiani reduci da missioni all'estero che si sono visti abbandonare dallo stato che servivano. La Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, in questo ultimo anno di legislatura, deve svolgere fino in fondo il suo compito, come anche la magistratura".

Ufficio Stampa
Roma

Leggi l'articolo de 'Il Messaggero' del 27/04/05

Leggi l'articolo di Repubblica del 27/04/05

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