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La sindrome del Golfo
Dal 1993 l'esercito USA, preoccupato per gli effetti del DU sui militari affetti dalla cosiddetta 'sindrome del Golfo', fornisce ai propri uomini impiegati in teatri di guerra informazioni su questo materiale e, soprattutto, equipaggiamenti di protezione tra cui tute e maschere.
Il Kosovo
Nel 1999 i militari italiani in Kosovo raccontavano delle buffe tute indossate dai loro colleghi americani, ma ad essi non fu detto nulla riguardo ai pericoli che correvano e non venne fornita loro alcuna protezione. E' in questo periodo che cominciano a circolare sui media notizie sull'uranio impoverito, grazie anche ad un gruppo di parlamentari attivi nel tentare di avere informazioni dal governo italiano. Cresce l'allarme, anche perché cominciano ad ammalarsi, soprattutto di tumori di Hodgkins, neoplasie e leucemie, militari italiani reduci dai Balcani. Ad oggi (aprile 2005), secondo il maresciallo Domenico Leggiero, dell'Osservatorio militare, sono 34 i reduci morti per questi tumori e si contano 276 malati.
Il Rapporto del 1999 della Commissione Europea
Nel 1999 esce anche un rapporto, redatto dal centro ambientale Regionale per l'Europa Centrale ed Orientale su incarico della Commissione Europea (DG XI) e intitolato "Valutazione dell'impatto ambientale delle attività militari nel corso del conflitto in Jugoslavia". In questo rapporto già si poneva il problema degli "effetti a lungo termine di sostanze tossico cancerogene e di radiazioni". Dal rapporto emerge inoltre la vasta presenza di metalli pesanti entrati nel ciclo bioalimentare e nel suolo. I militari italiani impegnati in Kosovo dal giugno 1999 tuttavia ricevono la nota informativa che mette in guardia dai pericoli relativi all'uranio impoverito soltanto nel novembre dello stesso anno.
2000: la commissione Mandelli
Nel 2000 viene incaricata di indagare sulla possibile correlazione tra uranio impoverito e le malattie dei militari italiani una commissione di esperti presieduta dal Prof. Mandelli, un ematologo. I tre rapporti, dell'aprile e del maggio 2001 e del giugno 2002, pur essendo statisticamente falsati dall'inclusione nell'indagine di militari presenti nei Balcani anche per poche ore, riconoscono un numero anomalo di linfomi di Hodgkins tra i militari italiani che hanno operato nei Balcani.
2001: Il rapporto dell'UNEP sul Kosovo
Nell'ottobre 2001 viene pubblicato anche un rapporto dell'UNEP, l'agenzia di protezione ambientale dell'ONU, che segnala la presenza di DU e di metalli pesanti in Serbia ed in Kosovo e sottolinea la loro pericolosità. Gli esperti dell'UNEP pongono inoltre l'attenzione sulle particelle a bassa radioattività rilasciate dalla combustione di uranio impoverito che possono causare danni a lungo termine.
In Italia anche gli abitanti delle aree circostanti basi militari dove si svolgono esercitazioni con munizioni all'uranio impoverito, come quelle in Sardegna, si sono mobilitati negli anni passati per sapere quello che avviene in queste basi ed ottenere garanzie che non ci siano pericoli per i civili.
La possibile presenza di uranio impoverito riguarda anche la missione di mille alpini impegnati in "operazioni di combattimento", secondo i vertici CENTCOM, in regioni afghane di frontiera con il Pakistan dove sarebbero ancora attive unità militari talebane e di Al Qaeda. Tana de Zulueta presenta una interrogazione nell'ottobre 2001 per sapere se questi militari abbiano efficaci sistemi di protezione; il governo risponde nel marzo 2005, negando ogni pericolo.
Le guerre del Golfo ed i pericoli per i civili: il rapporto UNEP del 2003
Le munizioni all'uranio impoverito possono causare enormi danni tra le popolazioni civili che vivono nelle zone bombardate (oltre che agli operatori umanitari ed ai giornalisti presenti in loco), dove l'uranio impoverito si disperde sotto forma di pericolosissima polvere. In aree dell'Iraq come quelle meridionali intorno a Bassora la crescita esponenziale di tumori, di aborti spontanei e di bambini nati con gravi patologie sono stati imputati all'uso massiccio di questi proiettili nella prima guerra del Golfo. Anche in ex Yugoslavia emerge un aumento nel numero di neoplasie, leucemie e terribili malformazioni infantili, un quadro simile all'Iraq.
Il gruppo di lavoro sull'uranio impoverito della Royal Society stima che 640 tonnellate di uranio impoverito siano state usate nel 1991 in Iraq; per l'ultimo conflitto (2003) non ci sono cifre, ma la quantità di proiettili e bombe utilizzate dovrebbe essere molto più alta. Subito dopo i bombardamenti USA nel 2003 l'UNEP (l'Agenzia ONU per la Protezione dell'Ambiente) presentò un rapporto in cui si chiedeva alle forze occupanti di ripulire rapidamente gli 'hot spots', o luoghi particolarmente inquinati. "Un'altra attività prioritaria dovrebbe essere condurre una verifica scientifica dei siti colpiti da armi contenenti uranio impoverito", prosegue il rapporto, che racommanda che "siano immediatamente distribuite linee guida al personale militare e civile, ed alla popolazione civile, su come minimizzare il rischio di esposizione accidentale al DU". Il rapporto sottolinea infine la necessità di uno studio in Iraq basato sulle "coordinate precise dei siti attaccati" fornite dall'esercito USA.
La Risoluzione del Parlamento europeo del 2003
Il 13 febbraio 2003 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione in cui si afferma: - "la NATO non ha messo al bando le armi all'uranio; - sono necessari sforzi credibili per far sì che l'uso di queste armi non violi il I Protocollo addizionale alla Convenzione sulle Armi convenzionali; - il diritto internazionale al momento non prevede il pagamento di danni per gli eventuali effetti dannosi causati da queste armi; - cittadini dell'UE impiegati come membri civili o militari di operazioni di peacekeeping o peace enforcement potrebbero essere stati, e potrebbero ancora diventare, vittime di queste armi durante missioni umanitarie civili e militari e potenzialmente in future missioni ESDP." Nella Risoluzione il Parlamento europeo chiede ai paesi membri "di implementare immediatamente una moratoria sull'utilizzo in futuro di uranio impoverito (e di altre armi all'uranio) in attesa della pubblicazione di uno studio esuastivo sulle disposizioni del diritto internazionale umanitario". Questa risoluzione non è stata ancora recepita dai paesi membri dell'UE.
2002-2006:la Commissione parlamentare d'inchiesta
Nel febbraio 2002 i parlamentari dell’Ulivo presentano un disegno di legge per la istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale militare italiano impiegato nelle missioni internazionali di pace nella ex Jugoslavia, sulle condizioni della conservazione e sull’eventuale utilizzo di uranio impoverito nelle esercitazioni militari sul territorio nazionale. Nel novembre 2004 viene formata la Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, di cui fa parte Tana de Zulueta, ma comincia i suoi lavori solo nel febbraio 2005, dopo che i partiti della maggioranza hanno impiegato mesi a designare i loro rappresentanti. Ora la Commissione ha solo un anno di tempo per concludere l'inchiesta.
L'11 maggio si tiene un'audizione del ministro della Difesa, Antonio Martino. Martino sostiene che non c'è un nesso causale tra DU ed i decessi tra i reduci italiani da missioni all'estero, che gli alleati italiani non usano questo materiale e che l'uranio impoverito non viene impiegato nei poligoni in Sardegna. Tana de Zulueta ribatte: USA e Gran Bretagno hanno ammesso di aver usato DU in Iraq ed una società svizzera sostiene di aver utilizzato l'uranio impoverito in Sardegna.
A fine luglio 2005, 'Il Giornale di Sardegna' pubblica la notizia infondata che nel poligono di Quirra (Villaputzu) verranno effettuate esplosioni sperimentali di uranio impoverito per studiarne gli effetti. La notizia è del tutto infondata.
Il primo marzo 2006 viene pubblicata la relazione finale della Commissione. Per la commissione d'inchiesta è stato il 'degrado ambientale', e non l'uranio impoverito, la principale causa delle malattie dei reduci dai Balcani. Le uniche note positive del rapporto finale consistono nella proposta di garantire maggiore assistenza alle vittime ed ai loro familiari e nell'ammissione che, se volatilizzato, l'uranio impoverito può risultare patogeno.
A fine marzo 2006 scadono i termini per la presentazione, da parte del governo, del decreto attuativo di stanziamento dei 10 milioni di euro l'anno promessi nell'ultima finanziaria. Anche per quest'anno, i reduci malati e le famiglie dei militari deceduti non riceveranno che i magri compensi già stanziati negli anni passati (16.000 euro per le famiglie dei soldati morti).
21 aprile 2005: riconosciuto il danno biologico per la morte del maresciallo Melone
Il 21 aprile 2005 la Corte d'Appello di Roma d'Appello rigetta la sospensiva, opposta dall'Avvocatura del Ministero della Difesa, all'ordine di pagamento dei danni alla famiglia del maresciallo Stefano Melone, morto nel 2001 di neoplasia maligna dopo varie missioni all'estero, tra cui in Kosovo. La giustizia riconosce quindi per la prima volta il danno biologico arrecato ad un militare italiano in servizio.
Il 27 aprile l'Avvocatura di Stato riconosce il danno biologico anche al maresciallo Marco Diana.
Queste decisioni serviranno a rincuorare i tanti militari che si sono visti abbandonare dall'Esercito che avevano servito dopo la scoperta della loro malattia.
Le truppe italiane in Iraq senza protezioni
Il primo giugno 2005 l'UNAC (Unione Nazionale Arma dei Carabinieri) denuncia come i carabinieri di stanza a Nassiriya non siano minimamente informati sui rischi che corrono in un territorio pesantamente bombardato due volte con il DU. Alle truppe italiane non è stata data neppure alcuna protezione. Negli stessi giorni, ad Amman, tecnici ONU spiegano a militari iracheni come proteggersi dal DU e come bonificare i terreni. Sono presenti membri dell'esercito italiano, sotto la cui giurisdizione ricade la zona di Nassiriya, ma non dell'esercito italiano.
Dicembre 2005: la Nato ha usato uranio impoverito in Bosnia e si moltiplicano i casi di tumore
A dicembre 2005 il giornale bosniaco 'Dani' pubblica uno scoop su un rappporto commissionato dal governo federale bosniaco e tenuto, fino al quel momento, segreto.
Il rapporto svela come la Nato abbia effettivamente usato proiettili all'uranio impoverito durante i bombardamenti del 1994-95. Nelle zone colpite, il tasso di tumori, ed in particolar modo dei tumori linfatici, è cresciuto esponenzialmente. Tra gli abitanti del villaggio di Hadzici, uno dei siti bombardati dalla Nato, fuggiti durante la guerra, il tasso di carcinoma oggi è 2,5 volte quello riscontrato tra i rifugiati provenienti da altre parti del paese.
Aprile 2006: il Ministero della Difesa rilascia i dati sui malati di 'sindrome dei Balcani'
Ad aprile 2006, in piena campagna elettorale, il Ministero della Difesa diffonde le cifre relative ai malati ed ai morti per la 'sindrome dei Balcani': 158 reduci dai Balcani hanno contratto un tumore e 28 soldati sono morti. Fino ad ora il Ministero si era sempre rifiutato di rilasciare questi dati perfino alla Commissione d'inchiesta parlamentare.





