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I Cpt: costosi e inefficienti


Dal rapporto della Corte dei Conti sull’immigrazione per il 2003 emerge il costo di questi centri per lo Stato a fronte della loro inefficacia. La spesa media dello Stato per ‘ospite’ al giorno è di 71 euro, con punte di quasi 100 euro (99,29, per l’esattezza) in centri come quello di Modena, gestito dal presidente della sezione locale della Misericordia, nonché fratello del ministro Giovanardi. Considerato che 70 euro è il costo del pernottamento di mezza pensione in un albergo di buon livello, con servizi a dir poco superiori, non si capisce come si possano spendere queste cifre per tenere delle persone recluse nelle condizioni descritte dal rapporto di Medici Senza Frontiere. La spesa totale per le attività di ‘sicurezza e contrasto’ per quanto riguarda l’immigrazione (che includono i fondi per i CPT) nel 2003 è stata di 230 milioni di euro a fronte di 102 milioni di euro spesi per attività di integrazione dei migranti regolari. I fondi stanziati per i CPT hanno superato, nel 2003, i 28 milioni di euro, mentre, ad esempio, alle attività di contrasto del traffico di persone sono destinati 5 milioni di euro ed al PNA (Programma Nazionale Asilo) 12,7 milioni di euro. Inoltre, i costi per la costruzione di nuovi centri e per la manutenzione straordinaria di quelli già esistenti sono coperti da decreto di secretazione (segreto di stato) ‘in considerazione delle speciali finalità cui sono destinati’.

I CPT funzionano?


I CPT non funzionano: a fronte di spese enormi di gestione e dell’impiego massiccio di forze dell’ordine, che vengono così sottratte al controllo del territorio ed al contrasto della criminalità, non svolgono la loro funzione di aumentare il numero delle espulsioni di cittadini stranieri irregolari. Nella maggior parte dei casi, infatti, dopo 60 giorni in un CPT, alle persone in essi trattenute viene dato un foglio di via e viene intimato loro di lasciare il territorio nazionale. Pochi sono quelli effettivamente rimpatriati: secondo i dati dell’Polizia di Stato, sui 14.223 migranti detenuti nei CPT nel 2003, 6.830 sono stati rimpatriati, il 48%. Il 15 settembre 2004, il ministro dell’Interno Pisanu annunciava che oltre 42.000 immigrati erano stati espulsi nei primi 9 mesi del 2004 e che 42 voli charter avevano rimpatriati gli espulsi. Calcolando una capienza di circa 180 persone su un volo charter, questo vuol dire che solo 7560 immigrati circa, o il 18%, sono stati effettivamente rimpatriati. Gli oltre 34.000 rimanenti ingrossano le fila della clandestinità.

I dati del 2004 e del 2005

Secondo dati del Ministero dell'Interno rielaborati dalla Caritas, nel 2005 su 116.580 persone rintracciate in condizioni di irregolarità, soltanto 11.087 (meno del 10%) sono transitate nei Cpt prima di essere espulsi. I migranti detenuti nei Cpt prima di essere espulsi non superano poi il 20% circa del totale degli espulsi (50.863).
Nel 2004 il costo complessivo dei Cpt (escluse le spese per i rimpatrii e per le forze dell'ordine) era di quasi 95 milioni di euro a fronte di 5.688 rimpatriati.

Chi li gestisce e come


I CPT sono gestiti da enti che stipulano convenzioni con le Prefetture locali. Questi enti gestore sono sempre associazioni private come la Misericordia, la Croce Rossa Italiana o piccole Onlus costituite ad hoc come la cooperativa ‘Fiamme d’Argento’, formata da carabinieri in pensione, che ha in affidamento il CPT di Restinco (BR). In questo modo la detenzione (poiché di questo si tratta, non potendo gli stranieri uscire dai centri) è affidata ai privati, che non assicurano neppure le tutele minime che ricevono i detenuti nelle carceri italiane. Il rapporto di Medici Senza Frontiere sui CPT sottolinea, infatti, come le cure mediche in questi centri non siano assolutamente adeguate e come queste persone non abbiano quasi mai accesso ad avvocati di fiducia né possano ricevere visite. A questo si somma la pratica, riscontrata in più centri dagli operatori di MSF, di somministrare psicofarmaci ai reclusi per evitare ribellioni ed atti di autolesionismo, purtroppo molto diffusi. A questo proposito la Procura di Bologna, nel gennaio 2004, ha aperto un’inchiesta sulla somministrazione forzata di barbiturici ai reclusi nel CPT della città dopo aver riscontrato alti livelli di queste sostanze nel sangue dei ‘trattenuti’.
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